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Gissi, Cisl: “Governo inconcludente sulla scuola”

intervento di Maddalena Gissi pubblicato sull'"Avanti!".

 

Quale può essere l’impatto di una crisi di governo sulla situazione che sta vivendo in questo momento il sistema scolastico? Una crisi – sia detto per inciso – che segna una distanza siderale tra il mondo reale e il dibattito della politica, come nota giustamente Annamaria Furlan. Le vicende dei giorni scorsi – tra riaperture della scuola annunciate dal Governo e ritardate nella quasi totalità delle regioni – dimostrano in modo lampante come in materia di istruzione sia fin qui mancata una strategia di governo efficace del sistema. Preoccupa l’aprirsi di una fase di instabilità politica, ma ancor più il trascinarsi, da tempo, di una sostanziale inconcludenza nell’affrontare i problemi indotti nella scuola dall’emergenza pandemica. Frutto anche della loro enorme portata e del fatto che investono una delle strutture sicuramente più complesse e, per le sue dimensioni, di più forte impatto sulla collettività; ma dovuta anche alle modalità con cui quelle questioni vengono affrontate e discusse. Restiamo sulla vicenda della riapertura dopo le vacanze natalizie: infinite discussioni sul “quando” far tornare in presenza gli alunni, anziché concentrarsi sul “come” rendere possibile una ripresa in sicurezza delle lezioni. Per l’ambiente scolastico, ma più in generale per la collettività su cui tutto ciò che ruota attorno alle attività scolastiche esercita un fortissimo impatto. Ha davvero poco senso allora discutere solo di date: serve individuare soluzioni concrete che facciano del ritorno alle attività in presenza non una bandierina da sventolare o uno slogan di facile presa, ma un’opportunità realisticamente percorribile. Dovremmo tutti fare tesoro di quanto accaduto la scorsa primavera, quando l’impegno generoso e intelligente di un’intera categoria capace di “reinventare” il suo lavoro ha fatto sì che il lockdown non si trasformasse in un blackout totale delle relazioni educative e didattiche. Guai se ci si fosse fermati ad attendere gli esiti delle tante discussioni, in sé anche molto interessanti e senz’altro opportune, sul rischio che il ricorso alla didattica a distanza potesse anticipare la scelta di modelli alternativi rispetto alla scuola in presenza. Ed è stato ancora l’accanimento, tutto ideologico, su modelli di reclutamento astrattamente “meritocratici” a pregiudicare una delle condizioni che occorreva soddisfare per avviare al meglio il nuovo anno scolastico nel quadro difficoltà legate all’emergenza, cioè la presenza stabile del personale necessario in tutti gli istituti. Valorizzando il merito concretamente acquisito (e concretamente rilevabile) del personale che da anni presta servizio precariamente nelle nostre scuole.

Troppa autoreferenzialità, e qualche eccesso di protagonismo, quando sarebbe stato necessario promuovere e valorizzare momenti di confronto in cui raccogliere idee e proposte, per trasformarle in obiettivi da perseguire con un’assunzione, da tutti condivisa, di impegno e di responsabilità. Vi è stato in questo un comportamento altalenante, sia del Governo che della ministra, che non ha certo favorito l’efficacia delle scelte e delle azioni condotte, ancor più nel momento in cui, a partire dall’estate scorsa, la dialettica politica si è fatta via via più aspra anche all’interno della stessa maggioranza, prologo di un esito che stiamo vivendo in queste ore. Se si pensa che tra i più severi critici della ministra Azzolina c’è chi l’ha preceduta nello stesso incarico, avendola al suo fianco come sottosegretaria nell’ambito del medesimo Esecutivo (il Conte 2), si ha il quadro della variabilità e instabilità che ha contrassegnato in questa fase il rapporto dei sindacati scuola con il proprio immediato e diretto interlocutore.
La mia organizzazione ha dato in questi mesi e in più occasioni un contributo che credo abbastanza rilevante rispetto all’emergenza in atto, fornendo indicazioni e proposte su come vincere le tante sfide di una crisi che anche per la scuola occorre saper trasformare in opportunità di crescita. L’abbiamo fatto a fine aprile, da soli e insieme alla nostra Confederazione, con due documenti nei quali indicavamo puntualmente quali fossero le priorità su cui porre attenzione in vista di una ripartenza delle attività scolastiche in presenza, per la quale si chiedeva di approntare le necessarie condizioni organizzative e di sicurezza. Si è visto come molte questioni siano rimaste irrisolte, a partire dai trasporti, mentre si dava spazio (e risalto mediatico) ad altri interventi di cui era assai discutibile la priorità (come i banchi a rotelle). Difficile reggere l’urto della seconda ondata pandemica, tanto che in brevissimo tempo sono rimaste aperte solo le scuole dell’infanzia e del primo ciclo, e talvolta nemmeno quelle. Il resto è la cronaca degli avvenimenti più recenti, di cui si è detto in apertura di queste note.
Oggi quel che serve è anzitutto offrire indicazioni che permettano di conseguire nell’immediato risultati concreti, in una situazione di generale disorientamento cui si aggiunge la comprensibile stanchezza per un’emergenza che si protrae ben oltre quanto si auspicava. Indico tre priorità su cui varrebbe la pena concentrarsi in questa fase. La prima, non certo una novità perché l’avevamo da subito annoverata tra le esigenze più pressanti: supportare le scuole nella gestione degli aspetti di natura sanitaria (individuazione e trattamento di eventuali casi di contagio) con la presenza di personale dotato delle necessarie e specifiche competenze. La seconda: riservare al personale scolastico una corsia preferenziale nella campagna vaccinale, con tempi che non rimandino di fatto l’efficacia dell’intervento solo al prossimo anno scolastico. Terzo: garantire lo svolgimento di attività in presenza a quegli alunni che per ragioni diverse (disagio socio economico, carenze di dotazione strumentale o infrastrutturale) vedono compromessa a volte totalmente ogni possibilità di fruire della didattica a distanza. Perché non prevedere, per quelle situazioni, un intervento straordinario, che coinvolgendo numeri ridotti di alunni darebbe meno problemi di gestione all’interno della scuola e anche all’esterno? Fermo restando l’obiettivo di un rientro generalizzato, questa potrebbe essere una prima concreta risposta alla giusta protesta che in questi giorni hanno portato in piazza studentesse e studenti. Un intervento da sostenere con adeguate risorse, che avremmo voluto fossero previste nella legge di bilancio per le attività aggiuntive individuate come indispensabili dalle scuole. È solo un esempio di ciò che si potrebbe mettere in atto non sulla base di prese di posizione estemporanee, ma come frutto di un ragionamento condiviso in sedi di confronto che sarebbero quanto mai utili nella gestione di un’emergenza di questa portata. Quale che sia l’esito della crisi di governo, chiunque sia a reggere il Ministero dell’Istruzione, questo chiederemo che si assuma come metodo di lavoro.



Maddalena Gissi
Segretaria generale Cisl Scuola

 

 

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